il nostro modo di lavorare    
       
   

  

Quando si fa del volontariato, quando si vuole fare qualcosa di buono e di utile per il nostro prossimo, qualunque siano le motivazioni che ci spingono a farlo, bisogna stare molto attenti al modo in cui si fa.

   Chi di noi ha operato personalmente nei Paesi più poveri sa bene che, nonostante le buone intenzioni, anche con il volontariato o con la cooperazione internazionale o qualsivoglia operazione umanitaria, è molto facile fare del neo colonialismo del tipo: " Io ti voglio bene, voglio aiutarti, adesso ti spiego cosa devi fare e come farlo".

   Per grazia di Dio, o per fortuna (scegliete voi), non tutti corrono questi rischi, pur operando in modo diverso da noi e le diversità sono spesso dettate dal contesto in cui si opera.

 

 

 
  Per quanto ci riguarda,

noi operiamo così:

  1.     Innanzitutto, per quanto possibile, cerchiamo di collaborare con associazioni locali che condividono i nostri ideali;

  2.   non costruiamo mai i progetti a casa nostra, i progetti li facciamo con la gente del posto, con i diretti interessati valutando con loro i bisogni, la sostenibilità, la fattibilità;

  3.     i nostri progetti vogliono soprattutto creare delle opportunità di lavoro, preferibilmente per gruppi di persone, attraverso la formazione professionale, la creazione di piccole cooperative e la ricerca di un mercato che preferibilmente soddisfi bisogni interni al loro Paese;

  4.     trattandosi di persone che non dispongono assolutamente di fondi, che quasi sempre vivono al di sotto dei livelli di povertà (0,20 centesimi di Euro al giorno pro capite), all'inizio diamo loro tutto: formazione professionale, corsi teorici per la gestione economica, affitto del locale, pagamento delle fonti di energia (elettricità là dove è disponibile), attrezzature, prima scorta di magazzino, una borsa -lavoro corrispondente al salario minimo per un anno previsto nel paese per un anno;

  5.    al termine del primo anno, dopo una attenta ed approfondita verifica, si decide se continuare, quali correzioni è necessario apportare al progetto e si comincia a ridurre progressivamente l'aiuto economico fino al raggiungimento della piena autonomia;

  6.     tra i membri del gruppo, seguendo il criterio delle capacità acquisite e della disponibilità personale, scegliamo infine alcuni formatori che ci affiancheranno nella costituzione di altri gruppi di persone che desiderano fare lo stesso cammino. La loro formazione seguirà un iter speciale che li porterà ad essere dei formatori compiuti e dei validi collaboratori sul territorio per ulteriori progetti;

  7.    i nostri volontari che si recano nei Paesi dove realizziamo i progetti, cercano di vivere nel modo più vicino possibile al modo di vivere delle persone con le quali hanno a che fare, fatte salve le doverose eccezioni dovute a problemi sanitari per mancanza di anticorpi (bere solo acqua minerale, mangiare solo cibi cotti ecc.). Si servono preferibilmente di mezzi di trasporto pubblici, si comportano in modo rispettoso delle culture e delle tradizioni locali, vestono in modo modesto tengono un atteggiamento sobrio ed umile;

  8.     fraternizzano, ascoltano, imparano.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

   

La nostra Associazione invita amici e conoscenti e loro amici e conoscenti ad adottare un nostro progetto. Perché?

Perché non adottare un bambino? Per esempio.

Certamente ci sono situazioni gravi ed urgenti che richiedono una particolare attenzione verso bambini e anche anziani, noi non rimaniamo insensibili ed inoperosi riguardo a queste situazioni.

Siamo però convinti che creare una opportunità vera e consolidata di lavoro per un gruppo di persone significa dare serenità economica alle loro famiglie, possibilità di far studiare i figli, curare i genitori anziani, con dignità, senza ricorrere a spesso estemporanee elemosine che sinceramente spesso servono solo a metterci la coscienza in pace.

Niente contro l'elemosina, anzi, ben venga quando serve un intervento immediato per salvare una vita, anche se noi preferiamo chiamarla: "atto di giustizia"

Ma il progetto per "la vita" richiede una consapevolezza maggiore e un impegno più a lungo termine..

 
















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