Le donne eritree  
   

 

Arazzo eseguito da

Marilena Terzuolo

in omaggio alle donne eritree

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Le donne eritree

Hanno il cuore gonfio di nostalgia

per quella pace  che solo le più anziane di loro

hanno sentito raccontare.

Hanno il cuore gonfio di nostalgia

per  una serenità di vita

che nel loro paese non arriva ancora.

 

Le donne eritree

vedono partire i loro uomini

e sanno che torneranno solo una volta all’anno

per regalare loro un figlio da crescere

E poi mandarlo ad imparare la guerra.

 

Le donne eritree

molte volte non vedono tornare i loro uomini.

Molte volte vedono tornare i loro uomini

senza una gamba, senza un braccio,

senza più luce nei loro grandi occhi.

 

Le donne eritree

sanno accogliere lo straniero

suonando il tamburo e cantando a festa

 

non lasciano ripartire lo straniero

senza averlo fatto sedere nella loro casa,

senza avergli offerto quel niente che hanno,

senza aver raccolto un rarissimo e preziosissimo sfalcio d’erba

per sistemarlo come cuscino e come tappeto ai piedi dello straniero.

 

Le donne eritree

prima di servire lo straniero con il niente che hanno

aspettano che l’anziano benedica quel niente che c’è sul tavolino

e sanno ringraziare.

 

Le donne eritree

sanno sorridere con i loro meravigliosi occhi neri

sanno perdere tempo con l’ospite

sanno condividere il tempo  e la vita.

 

Le donne eritree

non hanno nulla per i loro bambini

e allora i bambini li tengono sulle spalle

e li fanno crescere con il calore del loro corpo.

 

Le donne eritree

camminano, camminano, camminano:

per andare al mercato con una gallina sotto il braccio

per andare al pozzo per un secchio d’acqua

per andare ad un funerale nel villaggio lontano

per andare con le amiche a preparare una festa di nozze.

 

Camminano con incedere solenne

senza fretta e senza lentezza,

camminano perennemente nella polvere

indossando il bianco netzelà tessuto da loro

incredibilmente sempre pulito.

 

Le donne eritree

si siedono al telaio

e ripetono gesti antichi di millenni

per tessere il loro netzelà.

 

Le donne eritree

sono le discendenti della regina di Saba

sono eredi dei popoli che sono stati la culla dell’umanità;

 

le donne eritree

non hanno dimenticato che cosa significa essere parte dell’umanità:

 sanno essere riconoscenti alla vita

sanno riconoscere come dono le poche cose indispensabili alla vita:

l’acqua

il fuoco

il pane

l’amore

l’amicizia

l’ospitalità

 

Marilena Terzuolo

Segheneiti  2005

 

 

 

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