| Le donne eritree | |||
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Arazzo eseguito da Marilena Terzuolo in omaggio alle donne eritree
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Le donne eritreeHanno il cuore gonfio di nostalgia per quella pace che solo le più anziane di loro hanno sentito raccontare. Hanno il cuore gonfio di nostalgia per una serenità di vita che nel loro paese non arriva ancora.
Le donne eritree vedono partire i loro uomini e sanno che torneranno solo una volta all’anno per regalare loro un figlio da crescere E poi mandarlo ad imparare la guerra.
Le donne eritree molte volte non vedono tornare i loro uomini. Molte volte vedono tornare i loro uomini senza una gamba, senza un braccio, senza più luce nei loro grandi occhi.
Le donne eritree sanno accogliere lo straniero suonando il tamburo e cantando a festa
non lasciano ripartire lo straniero senza averlo fatto sedere nella loro casa, senza avergli offerto quel niente che hanno, senza aver raccolto un rarissimo e preziosissimo sfalcio d’erba per sistemarlo come cuscino e come tappeto ai piedi dello straniero.
Le donne eritree prima di servire lo straniero con il niente che hanno aspettano che l’anziano benedica quel niente che c’è sul tavolino e sanno ringraziare.
Le donne eritree sanno sorridere con i loro meravigliosi occhi neri sanno perdere tempo con l’ospite sanno condividere il tempo e la vita.
Le donne eritree non hanno nulla per i loro bambini e allora i bambini li tengono sulle spalle e li fanno crescere con il calore del loro corpo.
Le donne eritree camminano, camminano, camminano: per andare al mercato con una gallina sotto il braccio per andare al pozzo per un secchio d’acqua per andare ad un funerale nel villaggio lontano per andare con le amiche a preparare una festa di nozze.
Camminano con incedere solenne senza fretta e senza lentezza, camminano perennemente nella polvere indossando il bianco netzelà tessuto da loro incredibilmente sempre pulito.
Le donne eritree si siedono al telaio e ripetono gesti antichi di millenni per tessere il loro netzelà.
Le donne eritree sono le discendenti della regina di Saba sono eredi dei popoli che sono stati la culla dell’umanità;
le donne eritree non hanno dimenticato che cosa significa essere parte dell’umanità: sanno essere riconoscenti alla vita sanno riconoscere come dono le poche cose indispensabili alla vita: l’acqua il fuoco il pane l’amore l’amicizia l’ospitalità Marilena TerzuoloSegheneiti 2005
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